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ALLO SKYLINE, CON ANTIPSICOTICI NEL MARSUPIO

Quando le emozioni non sono misurabili in °C

la cicciona davanti a me addenta l’hamburger
del mcdonald’s con aria triste, poi continua a
guardarlo cogli occhi di Eva sulla mela morsicata
e non sembra capace di continuare, i gomiti sul
tavolino sporco di ketchup e un ciuffo di capelli
grigi obliquo sugli occhi. quei capelli non potevano
non essere stati unti con lo stesso olio che aveva
fritto il panino, ora tenuto a mezzaria. la luce al
neon dell’insegna le segna la faccia in modo decisivo
mentre fuori tutto gioca sulla velocità della vita
metropolitana. la cicciona sul punto di vomitare
prende un altro morso e lo mastica con le labbra
aperte; annaffia la carne con una sorsata di coca
light. i colori della confezione del panino si sposano
a perfezione con quelli della bibita dietetica.

(tutto questo, mentre il bambino che le è seduto
affianco, si diverte
a immergere patatine fritte
nella
vaschetta contenente la salsa barbeque.)

dopo una settimana trascorsa senza cibo
ti ritrovi in un letto d’ospedale, circondato
dai parenti più stretti. senti il peso della flebo
nell’odore digestivo della stanza, e forse nessuno
tra i presenti si è accorto del tuo risveglio
(così non hai remore di richiudere le palpebre).

nel buio, ti senti leggero come non sei mai stato
e percepisci te stesso dissolverti (dentro quel buio)
e abbandonare il corpo e levarti fino al soffitto
asettico, in volo: ora, riesci a vedere i volti sazi
dei tuoi parenti e quello smagrito di te assopito
e ti sembra tutto così vero, così reale da lassù.

dall’angolo in cui ti trovi, non chiami nessuno
per non dissipare la scena che ti si presenta
davanti. riesci a percepire la vita a qualche
metro di distanza, e sei felice - per la prima
volta dopo l’ultima sigaretta, si direbbe - di
non farne parte, e sei felice che sia questo

il primo giorno del resto della tua vita.

Elvira è in macchina e sorseggia una Sprite comperata
dal benzinaio. è abbastanza lucida da potermi sciorinare
l’FBT di gooman & gilman, ma non lo fa per pudore: lei
non vuole farmi sentire così. percepisco leptoni capelli
passioni quark avvolgerla, ed è una sensazione strana
e stroboscopica, con un lontano gusto di eclissi di visioni
esoteriche o ancestrali. finisce la Sprite e si volta
verso di me, abbandonando il finestrino, per dirmi che
odia l’auto. mi dice: odio l’auto. mi dice: è come guardare
la televisione. mi dice: non sei protagonista di nulla. non
sembra accorgersi che è lei, la protagonosta del Tutto
così torna a rivolgere lo sguardo al finestrino, e ansima
e sospira e sta lì. ad oggi non ricordo che aspetto avesse
elvire: era cordiale, timida, disponibile, terribilmente
depressa ma in un modo dolce e riflessivo, onirico
e disperato. quasi in continuo grido d’un aiuto impossibile. in
una parola, fatidica. non credo d’averla mai guardata
negli occhi per la paura incontrastata e contrastante
di non essere riflesso in quegli occhi di felicità increspata.

appena conosciuti, si piacquero molto
ma fecero finta di no, perché forse era
più facile così. poi, si persero di vista e
quando si rincontrarono, si rincontrarono
per natale e si scambiarono una breve
sinossi delle loro stanche vite, e si rividero
altre volte e divennero amici anche se
non capirono mai cosa davvero provassero
l’uno per l’altra, e così/quindi litigarono
in fretta e per una sciocchezza, e si può
dire che in pratica smisero di frequentarsi.